Sono nato nel 1972 ma non ho ancora deciso cosa voglio fare da grande, e a dire il vero mi va benissimo così. 

La mia storia d’amore con la fotografia non è nata in una scuola d’arte, ma con un “furto con scasso casalingo": da bambino rubavo la macchina fotografica a mia madre per scattare di nascosto. La vedevo documentare ogni gita, ogni viaggio, ogni dettaglio, e ho semplicemente capito che volevo guardare il mondo attraverso la stessa lente.

Poi la vita ha preso una deviazione a tutta velocità. Negli anni ’90 mi sono ritrovato seduto sul sedile del passeggero come copilota di rally internazionali. Tra curve di traverso, polvere e piazze storiche di mezzo mondo, ho imparato cosa significa cogliere l’attimo, gestire la pressione e osservare i dettagli mentre tutto intorno si muove rapidamente.

La velocità delle auto ha lasciato spazio al ritmo della luce, a cercarla, a nasconderla, ad usarla per scattare il mio punto di vista del mondo.

Che si tratti di un ritratto intenso, di una campagna commerciale o della grazia di una ballerina a piedi scalzi sull’asfalto cittadino, la mia ricerca è sempre la stessa: catturare l’autenticità.

Con un piede a Firenze e l’altro sempre pronto a partire, continuo a fare quello che facevo da bambino: guardo quello che succede, prima che il momento passi, prima che il tempo passi, prima che tutto cambi.

Provo a fermare il tempo, sapendo benissimo che è impossibile: ma è proprio in questa illusione imperfetta che continuo a trovare la bellezza.